SKIN PACKAGING: anche l’occhio vuole la sua parte

14 Gen SKIN PACKAGING: anche l’occhio vuole la sua parte

Quando pensiamo al packaging lo associamo subito al design e a tutte quelle caratteristiche “estetiche” che possono indurci a comprare un prodotto piuttosto che un altro.

In un mercato sempre più competitivo, l’utilizzo di immagini, suoni, odori, materiali e sapori – attentamente ricercati e analizzati – e di un packaging multisensoriale è determinante per raggiungere il consumatore e sedurlo fino ad influenzarne le scelte di acquisto e di consumo. Questa strategia progettuale fa parte di quello che viene più comunemente definito marketing dei sensi, o meglio, branding sensoriale.

L’obiettivo è quello di “far toccare con mano” e far pregustare al consumatore l’experience che il bene in vendita può dare.

In quest’ottica, anche il confezionamento skin può essere considerato una strategia di marketing sensoriale, che presenta però anche altri vantaggi oltre a quello puramente estetico.

MA COS’È LO SKIN PACKAGING?

È una tecnica basata sull’applicazione di una speciale pellicola che aderisce completamente al vassoio e al prodotto come una pelle (“skin”).

Il film resta perfettamente aderente all’alimento, senza tensioni e senza modificarne la forma, ottenendo così un effetto “seconda pelle” donando alla confezione una forma tridimensionale.

Un’ultima novità è lo skinpack su cartoncino per alimenti. In questo caso, la base su cui viene fatto lo skin è direttamente un cartoncino senza pareti laterali. In questo modo l’effetto tridimensionale del prodotto viene decisamente accentuato.

I prodotti confezionati con questa modalità possono essere esposti sugli scaffali anche in verticale o inclinati e danno la possibilità di vedere esattamente com’è fatto il prodotto “in tutte le sue dimensioni”.

Questa tecnica rappresenta, dunque, una nuova frontiera del confezionamento specie per alcuni prodotti quali la carne, il pesce e altri alimenti, come piatti pronti e di gastronomia.

E OLTRE ALL’ESTETICA …..

Come detto, al di là dell’effetto estetico che questo tipo di confezionamento determina, molti sono i vantaggi anche in termini sensoriali e di sostenibilità.

Ma vediamo più nel dettaglio perché.

Lo skin packaging è, in pratica, un’evoluzione della tecnica di sottovuoto, che nasce con lo scopo di conservare più a lungo gli alimenti. Nello specifico, consiste nell’eliminazione dal contenitore di tutta l’aria presente, creando così una condizione di anaerobiosi (assenza di ossigeno) che non permette lo sviluppo di batteri dannosi. 

Questo ha come primo vantaggio quello di aumentare il periodo di conservazione (shelf life) di alcuni prodotti alimentari, in particolare di quelli più deperibili, contrastando – con più efficacia – modifiche chimiche, microbiologiche, fisiche, strutturali e sensoriali, inevitabili nel tempo.

Un cibo messo sottovuoto può aumentare la sua durata anche di 5 volte. Basti pensare che, in linea generale, in frigorifero le carni rosse e bianche hanno una durata di circa 2-3 giorni, mentre le stesse carni messe sottovuoto, quindi privandole di ossigeno, possono arrivare fino a 15 giorni di vita. E senza l’utilizzo di alcun conservante.

Inoltre, con questa tecnica, grazie alla termosaldatura su tutta la superficie, la fuoriuscita di liquidi dal prodotto viene ridotta in modo molto efficace.

Grazie alla riduzione del materiale utilizzato (70% di plastica in meno rispetto ai metodi di confezionamento tradizionali) e all’ottimizzazione dei costi di trasporto e di logistica, con lo “skin packaging” si ottengono anche vantaggi che impattano significativamente sull’ambiente.

Un bel saving in termini di costi e sprechi!

MA QUANTO “VALE” IL PACK PER IL CONSUMATORE?

Abbiamo visto quali sono le molteplici funzioni del pack, dalla garanzia della sicurezza al mantenimento della qualità igienica e sensoriale. Ma al di là di questi aspetti, considerati necessari e ormai quasi scontati dal consumatore, il primo ruolo del pack è proprio quello di informare e comunicare le caratteristiche peculiari del prodotto e possibilmente renderlo visibile, in mezzo a tanti altri, per attrarre l’attenzione del potenziale acquirente. Ma una forte distintività garantita e veicolata dal pack naturalmente non è sufficiente ai fini dell’accettabilità, prima, e dell’acquisto e consumo ripetuto del prodotto, in seguito. L’idea di prodotto veicolata dal pack attraverso immagini, colori, informazioni e claims è determinante insieme al brand, al prezzo e alla performance sensoriale nella costruzione di un “marketing mix” efficace ai fini della scelta del prodotto, anche se ciascun fattore ha un ruolo e un peso diversi nella determinazione dell’atto di acquisto.

Adacta, propone diversi tipi di studi volti a rilevare l’influenza che ciascun elemento del mix esercita sull’intenzione di acquisto del prodotto, per aiutare le aziende a determinare quali sono gli elementi prioritari (i drivers), quelli su cui investire di più, e quali quelli secondari, meno rilevanti nel processo decisionale. I tanti studi che Adacta ha condotto in questi anni – su diverse categorie di prodotti alimentari – evidenziano che la priorità relativa tra i drivers dell’acquisto, nonostante sia fortemente dipendente dalla categoria del prodotto, vede avvicendarsi al primo posto quasi sempre la fiducia nel marchio, l’equità del prezzo (il rapporto prezzo/qualità percepito) e la forza sensoriale del prodotto mentre l’attrazione, il gradimento, della confezione è meno influente rispetto agli altri fattori.

Tuttavia, questo non toglie certamente importanza al fondamentale ruolo svolto dal pack in termini di attrattività ma, anzi, conferma la necessità di rendere una confezione non solo bella dal punto di vista estetico ma anche in grado di esaltare quelle valenze fondamentali, in termini di qualità/bontà del prodotto, capaci di “solleticare” la curiosità del consumatore determinandone l’acquisto.

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